Insegnare la collaborazione a i bimbi non è impresa facile.

Nella vita collaborare non significa aiutare nel proprio interesse, ma nell’interesse di tutti.

Io non sono brava in materia calcistica, credo poi come l’99% delle donne.

Credo che l’unica donna che potrebbe competere con un allenatore si Ilaria d’Amico…

Ma come in questo sport l’attaccante non può pensare di essere l’unico della squadra e a fare goal da solo. Per vincere l’attaccante ha bisogno di un bravo centro campista laterale, di una brava difesa e di un bravo portiere. E tutti loro devono pensare che per ogni singolo sbaglio, ogni singola palla persa ci rimetta tutta la squadra e per ogni singola vittoria, per ogni singolo passaggio ben fatto ne gioirà tutta la squadra.

Così nella vita non insegnare a tuo figlio ad essere l’unico attore, insegnali che fa sempre parte di una squadra: a casa siete una squadra se lui ti aiuta a sistemare i giochi avrete più tempo per fare altro insieme, se lui impara a vestirsi da solo avrete più tempo per giocare, se lui ti aiuta ad apparecchiare potrete chiacchierare di più perché siete entrambi in cucina. A scuola fa parte della squadra della classe: deve aiutare i compagni in difficoltà, apprendere dai più bravi, aiutare la maestra mantenendo lui per primo l’ordine, deve ascoltare e non creare disturbo, deve rispettare tutti e tutto.

E’ un investimento per il suo futuro.

Anche a casa e nella vita di coppia non ci dovrebbe essere una gara tra marito e moglie, tra papà e mamma, ma dovrebbe esserci collaborazione. E ogni tanto farsi anche un esamino di coscienza. “Bene io ho lavato i piatti, ma l’ho fatto per me o per lei?”, “ma era proprio questo di cui lui aveva bisogno”.

“Se tu lavi i piatti io sto con i bimbi perché è questo di cui ho bisogno adesso per essere più felice, e se io sono più contenta ti sarò anche grata e potrò passare un po’ di tempo con te, perché tu ti sei prestato a fare qualcosa che non piaceva molto per far felice me, e io rinuncerò un po’ al mio riposo”

“Se io lavassi i piatti potrei passare un po’ di tempo con me e tu con i bimbi anche se so che vorresti stare un po’ di più davanti alla tv, così anch’io mi rilasso e poi avremmo più tempo anche per noi due”

Quando i bambini piangono bisogna alzarsi un po’ per ciascuno e sforzarsi di farlo, tutti hanno il diritto a un sonno ristoratore.

Se i nostri bambini sono molto bravi a fare qualcosa chiediamogli di insegnarla anche ai loro amici, e non a prendere in giro gli altri.

Io a casa sprono sempre Leonardo ad aiutare Asia, lui sta imparando a prendersi cura della sorellina e diventa più responsabile. Lei è compiaciuta di essere calcolata dal fratello e cerca di fare di tutto per imitarlo nelle azioni.

Inoltre se si collabora ne possono beneficiare tutti perché abbiamo tutti più tempo, per stare insieme. E noi mamme abbiamo un po’ di tempo per noi e per la coppia.

Il vero problema è convincere i mariti o i compagni. Collaborare non significare dare l’aiuto che risulta meno faticoso.

Ad esempio a me ogni tanto costa fatica preparare i bimbi per metterli a letto, vorrei mettere io a posto la cucina dopo cena, così sto un po’ con me stessa. Ma mio marito non volendo alzarsi subito da tavola per stare dietro ai mille capricci dei bimbi preferisce mettere in ordine lui. Questa per me non è collaborazione.

Non è neppure collaborazione mettere in ordine i vestiti a caso giusto per dire l’ho fatto, perché poi ci devo sempre ritornare io.

Collaborazione è ti lascio riposare facendo in modo che nessuno ti disturbi. Collaborazione è mi alzo io con i bambini e tu riposi. Collaborazione è mentre tu stiri io gioco con loro e faccio in modo che non ti cerchino. Collaborazione è anche lasciarti vedere un fil in modo tranquillo, darti un po’ di tempo. Collaborazione è far dormire i bimbi una volta ciascuno. Collaborazione è …

 

 

 

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